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 APPROFONDIMENTI SULLO STILE PRESENTATO AGLI STAGE

 

LONG QUAN

Colui che Cavalca le Nuvole e si muove nelle direzioni del Vento

Long Quan o boxe del Drago è uno dei cinque stili principali dello Shaolinquan.

Il Drago, nella cultura orientale, è considerato un essere mitologico legato ai miti della nascita dell’universo ed ovunque porta con sé una forte valenza simbolica di forza e potenza.  Esso rappresenta lo Yang del Cielo. E’ un essere spirituale profondamente connesso ai fenomeni naturali e alla trasformazione attraverso il respiro del “ Qi”, l’energia vitale. Esso è l’animale più interno tra i cinque di Shaolin. La sua strategia consiste nel raccogliere e direzionare l’energia con cui interagisce. La fluidità e la rapidità dei suoi movimenti ed i continui e imprevedibili cambi di direzione gli permettono di manifestare tutto il suo potenziale offensivo andando a re-veicolare l’energia cinetica espressa in una precedente azione in un nuovo gesto o direzione. Questa sua prerogativa lo colloca tra gli stili più adatti a gestire più avversari contemporaneamente, data la sua capacità di “rimettere in circolo” l’energia utilizzata durante l’azione. Nei suoi attacchi, le dita, sono i suoi “artigli” con i quali colpisce determinate zone o punti del corpo connessi con i percorsi dei Meridiani energetici. Le braccia diventano le “ali” con le quali compie grandi movimenti circolari atti ad intercettare ed a colpire anche contemporaneamente sia con il dorso che con il palmo della mano. Anche il busto, con i suoi movimenti spiraliformi, riesce a generare potenza grazie all’azione di spinta del bacino, mentre le gambe si muovono leggere ma salde, permettendogli di “volare” intorno all’avversario. Questo stile, sopra ogni altra cosa, porta il praticante a coltivare ed a percepire la propria interiorità. Lo studente, attraverso una pratica assidua e consapevole, cerca di immedesimarsi in esso fino ad arrivare a percepire il proprio corpo e il proprio spirito come un drago che ondeggia tra le nuvole.

Cenni storici

Il tempio di Shaolin venne fondato nel 400 d.C. (non si conoscono i nomi dei fondatori poiché i documenti bruciarono durante la dinastia Ching). Shaolin sorge sul monte Sung Shan nell'attuale Henan. Verso il 520 d.C., sotto il regno dell'imperatore Wu Ti della dinastia Liang, comparve Ta Mo (Bodhidharma in giapponese) 28° patriarca della dottrina buddista Chan (Zen in giapponese) e primo patriarca cinese. La leggenda vuole che Ta Mo si fermò al tempio e vi introdusse le basi della sua religione. A lui si attribuisce lo stile Shi Pa Lo Han Shou (18 mani di Han o dei discepoli di Budda). I movimenti caratteristici dello stile del Drago (Lung Ch'uan) erano parte degli esercizi di Bodhidharma.

Il maggior sviluppo del tempio si ebbe sotto la dinastia Sung (960 - 1260 d.C.). In questo periodo i monaci aiutarono gli imperatori a combattere i nemici, insegnando ad essi le loro arti: marziali, religiose e politiche e prestando la loro opera direttamente. Nel 1279 d.C. Kubilay Khan (nipote di Gensis Khan) sconfisse l'ultimo imperatore Sung che si uccise a Canton; nasce la dinastia Yuan (1279-1368 d.C.) (è l'epoca dei viaggi di Marco Polo). Durante la dinastia Yuan visse uno dei più grandi maestri di shaolin: Chang San Feng, monaco taoista al quale molte leggende attribuiscono la nascita del Tai Ji Quan.

L'invasione mongola venne sconfitta nel 1368 e salì al trono Chu Yuan Chang che divenne imperatore con il nome Hung Wu: nasce la dinastia Ming (1368-1644 d.C.). Questa dinastia portò un periodo di splendore in Cina. In questo periodo i monaci riordinarono le tecniche del metodo da combattimento Shaolin. Chuen Yuan, monaco Shaolin, riordinò lo shaolin in 72 tecniche fondamentali. Insoddisfatto cercò altri maestri fuori dal monastero e ne trovò due: Li Chen e Pai Yu Feng. I tre misero a punto un sistema di ben 170 tecniche fondamentali e 5 stili principali: stile del Drago, stile della Tigre, stile della Gru, stile del Serpente, stile del Leopardo.

Grazie ad una rivolta scoppiata a Pechino salirono al potere in Cina i Manciù (Mandarini) nel 1644. Nacque la dinastia Ching. Il questo periodo il tempio Shaolin diventa luogo di incontro e di rifugio dei perseguitati politici, ribelli verso il nuovo regime ed il famoso monastero, dopo una storica battaglia fra i monaci ed i soldati, venne messo a fuoco. I monaci superstiti fuggirono nel sud della Cina (Fukien) dove ricostruirono un secondo Monastero Shaolin, ma i Ching bruciarono anche questo secondo tempio nel 1664. Da questa data inizia la diaspora dei monaci; alcuni di loro che riuscirono a sfuggire all'incendio e continuarono nell'anonimato l'opera di diffusione in tutto il territorio cinese, dando origine a varie scuole di Shaolin Quan. A questo punto, lo stile del drago si sviluppò in due stili differenti, quello del Sud (più vicino allo stile del tempio) e quello del Nord, originatosi dopo la distruzione del tempio. Entrambe consistono in variazioni dello stile originale sviluppato nel tempio Shaolin.

Tra i cinque stili fondamentali, quello del drago è sicuramente quello più spirituale e legato alla forza interiore e allo sviluppo del “Chi”. Molti movimenti di questo stile sono morbidi e circolari e possono ricordare quelli dello stile del serpente; infatti spesso le tecniche dello stile del drago sono varianti tratte dagli altri stili fondamentali. Tuttavia, lo stile del drago non va confuso con quello del serpente: le gambe e gli artigli sono connotati fondamentali del drago e assenti nel serpente. Mentre lo stile del serpente è caratterizzato da movimenti circolari piu’ morbidi e da colpi con le dita, le tecniche del drago sono caratterizzate da movimenti circolari morbidi che terminano con grande ed improvvisa durezza e potenza. Pertanto, lo stile del drago combina movimenti duri e morbidi insieme. Inoltre, lo stile del drago utilizza delle tecniche con mano ad artiglio; queste sono presenti anche nello stile della tigre, ma ancora una volta sono trasformate. Infatti, la mano ad artiglio nello stile della tigre ha un movimento a graffiare e a strappare. Invece, nello stile del drago la mano ad artiglio è una mano ad afferrare e le tecniche relative prevedono principalmente movimenti a tirare e ad afferrare, ed inoltre sono più morbidi e circolari di quelli dello stile della tigre. La mano ad artiglio nello stile del drago è piatta e pensata per afferrare braccia, orecchie ed altre parti di estremità del corpo. Inoltre, la mano viene utilizzata anche per colpi di palmo e per pugni. Nei colpi di palmo con la mano ad artiglio è il palmo della mano a colpire e non le dita come nello stile del serpente.

Lo stile tradizionale del tempio Shaolin prevedeva esercizi di potenziamento per braccia e mani (long zhua gong).  Pesanti contenitori in argilla venivano utilizzati dagli studenti; ciascun esercizio cominciava con il sollevamento lento dei recipienti che, di volta in volta ed in modo progressivo, venivano riempiti con materiale sempre più pesante.

Il cuore dello stile del drago sono infatti le cosiddette braccia magiche (mor kiu). Sono una serie di veloci tecniche di braccio che utilizzano pugni, prese, colpi di palmo, leve articolari ed attacchi di gomito. Il carattere del drago si manifesta in queste tecniche per la velocità e la circolarità del movimento, che consentono di portare attacchi in sequenza. Una parte del corpo di fondamentale importanza dello stile del drago è il bacino e la vita. I muscoli della vita sono potenti e gli unici ad essere collegati in tre direzioni differenti e lo stile del drago insegna a generare forza da questi muscoli e a scaricarla sulle braccia e sulle gambe. Siccome questi muscoli hanno uno sviluppo che non dipende dal peso né dalle dimensioni della persona, questo stile risulta efficace anche per le donne.

 

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Perchè fare uno Stage ?

Spesso un allievo si domanda per quale motivo oltre al proprio normale allenamento debba anche partecipare a degli STAGE.

E' importante sottolineare che lo STAGE, non è obbligatorio, sia ben chiaro, però esiste un motivo per il quale fare uno stage è spesso molto più utile di tanti allenamenti.

Uno stage può essere della nostra stessa disciplina oppure di un'altra. Nel caso della disciplina che pratichiamo normalmente di solito possiamo essere attratti da vari fattori: l'argomento, magari un programma avanzato che ci piacerebbe conoscere oppure solo perfezionamento, il fatto di praticare la nostra disciplina con altri praticanti che non sono i soliti che troviamo in palestra.

Lo stage con un'altra disciplina ovviamente di solito ci attrae per il fatto di conoscere qualcosa di diverso da ciò che pratichiamo normalmente così da non poter solo parlarne per sentito dire o per video visti sulla rete, ma perché davvero lo si è provato.

Una cosa fondamentale è l'affrontare l'allenamento con persone che non sono i nostri compagni di allenamento, anche se poi molti non lo fanno, ma preferiscono sempre allenarsi con qualcuno che già conoscono, ma in questo modo si perde una delle migliori occasioni per confrontarsi, capire ed imparare. Che sia uno stesso praticante di Kwoon - Dojo che arrivi da una disciplina differente, allenandosi con un praticante che non conosciamo apporterà comunque alla nostra pratica un qualcosa in più, e questo è uno dei fondamenti che un praticante iscritto ad uno stage dovrebbe apprendere.

Lo stage può dare estremi benefici alla nostra pratica, se vogliamo che la nostra pratica raccolga negli anni qualcosa di differente rispetto alla "normalità" di chi si allena lo stretto indispensabile. Negli anni, se si andrà avanti, questo cambierà la nostra visione di molte cose, e ci renderà più aperti mentalmente con un bagaglio tecnico più ampio.

Non crediamo che lo stage vada visto per forza con l'idea di tornare nel proprio Kwoon o Dojo e ricordarsi alla perfezione ciò che si è imparato in poche ore. Non crediamo possa essere questo il suo scopo, ma può avere molteplici scopi, tra cui l'arricchire il nostro bagaglio tecnico di insegnamenti diversi dai soliti che un giorno potranno tornarci in mente ed essere utili, aggiungere alla nostra pratica un qualcosa che abbiamo colto dal maestro che teneva il seminario, o addirittura far notare piccoli errori di pratica che fino a quel momento non ci eravamo resi conto di avere, oppure può essere visto come prova per se stessi di capire cosa riusciamo ad immagazzinare in 3, 4, 6 ore di stage di un programma a noi sconosciuto. Crediamo che un buon praticante, con anni di allenamento alle spalle possa differenziarsi anche in questo, non solo su quanto è bravo e capace nell'eseguire determinate tecniche, ma quanto riesce ad apprendere, ricordare e caricare nel proprio bagaglio tecnico dopo aver frequentato uno Stage.

Se avete il tempo da dedicare ad uno stage fatelo.

Ovvio, il programma deve richiamare la vostra attenzione, ma non per forza deve essere qualcosa che voi non conoscete, molte volte il miglior stage lo farete su una parte del programma che già avete appreso, perché è probabile abbiate l'occasione di impararlo meglio. Anche se lo stage è tenuto dal vostro stesso insegnante, ma è uno stage aperto a molte persone, cogliete l'occasione, perché il vostro insegnante potrebbe mostrare in quel momento un lato diverso da quello che è l'insegnamento in palestra e vi aprirà la mente.

Non esiste un limite di "anzianità" di pratica per poter frequentare uno Stage, il limite è solo mentale. Se uno pensa di non aver più o mai bisogno di altri insegnamenti, crediamo abbia terminato la propria carriera nelle arti marziali.

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