L'INFORMAZIONE VIVE CON TE

PRESERVARE LA TRADIZIONE E LA CULTURA DELLE ARTI MARZIALI


 

 

 APPROFONDIMENTI SULLO STILE PRESENTATO AGLI STAGE

 

PAK HOK PAI KUNG FU- Lo stile della Gru Bianca

Il Pak Hok Pai è uno stile Tradizionale tra i più antichi riconosciuti. Elegante nei movimenti, potente nelle applicazioni, è uno degli stili più affascinanti dell’intero panorama del Kung Fu cinese. La pratica consente di sviluppare notevoli capacità fisiche di resistenza e di forza, ma al tempo stesso di armonia, flessibilità, scioltezza e morbidezza. Come stile tradizionale, il Pak Hok Pai comprende sia il lavoro duro o esterno, Yang, che il lavoro morbido o interno, Yin. Solo un autentico stile tradizionale rispetta questo principio duale duro/morbido. Nello stile è presente sia lo studio a mano nuda, che con le armi tipiche del Kung Fu, sia in singolo che in coppia.

Il Kung Fu è un perfetto bilanciamento tra Arte Marziale e Salute. Per salute si intende la capacità di fortificare il corpo, potenziare l’energia, curarne l’aspetto posturale e preservarlo dalle patologie senili.

La Storia

Le origini del Pak Hok Pai risalgono agli inizi del 1400 e una leggenda vuole che il fondatore dello stile, mentre era intento alla sua quotidiana pratica meditativa, venne improvvisamente interrotto da forti grida di animali. Dirigendosi verso le grida scorse una grossa scimmia di montagna che attaccava una splendida gru bianca.

I potenti colpi di braccia della scimmia andavano a vuoto grazie ai fulminei movimenti evasivi della gru, la quale poi reagiva con determinazione sferrando precisi colpi agli occhi della scimmia con il suo potente becco.

Il monaco, impressionato dal combattimento tra i due animali, decise di prendere ispirazione sia dai movimenti vigorosi di braccia e gioco di gambe della scimmia, sia dalla destrezza e dal coraggio della gru.

Fu così che ispirandosi a loro, il monaco Ho Ta To elaborò un vero sistema di combattimento. Inizialmente il nome originario dello stile era Si Ji Hao, ovvero il ruggito del leone; venne chiamato così perché legato alla concezione buddista che vede il Buddha nascere con una mano alzata verso il cielo ed una appoggiata sul cuore, (posizione che ricorda le fauci di un leone) ed emettere un gemito così potente da rievocare appunto il ruggito di un leone. Il sistema prevedeva otto tecniche di braccia fondamentali basate su metodi semplici ed efficaci, simili a quelli utilizzati dalla gru bianca per difendersi dagli attacchi della scimmia.

Ho Ta To trasmise le sue conoscenze a Dolokatan il quale, mantenendo la filosofia base, ridisegnò i movimenti aumentandone la complessità e portando a dieci le tecniche di braccia, inserendo tecniche di gambe e ribattezzando lo stile con il nome di Pak Hok Chung (la gru bianca originale). Lo stile venne segretamente trasmesso a Si Long. Fu lui a decidere di liberare lo stile dalla segretezza e di divulgarlo al di fuori dell’ambito monastico, che ne conseguì un’evoluzione dello stile e prese il nome di Lama Pai, il kung fu dei Lama. Si Long si recò nel sud della Cina e accettò alcuni allievi diretti tra cui Chu Tzi Yu e Wong Lam Hoi. Wong Lam Hoi fu uno dei due depositari dello stile, insieme a Wong Yan Lam (che successivamente trasformò il Lama Pai nell’ Hop Gar) ed apprese lo stile sia da Si Long che da Chu Tzi Yu.

Wong Lam Hoi trasmise il suo sapere a Ng Siu Chung, suo discepolo diretto, il quale, alla morte del Maestro, ricevette in eredità l’arte dello sviluppo della mente e la statuetta del Buddha d’oro “Jin Ru Lai Fuo”, testimonianza della leadership dello stile. Ng Siu Chung, divenuto successore dello stile ne cambiò il nome in Pak Hok Pai (stile della gru bianca) per simboleggiare l’aspetto salutare del sistema in quanto la gru bianca in Cina è simbolo di lunga vita.

 

-ARCHIVIO WORLD CSAMO-EKTA FEDERATION-

 -Copyright © WORLD CSAMO-EKTA FEDERATION-

Perchè fare uno Stage ?

Spesso un allievo si domanda per quale motivo oltre al proprio normale allenamento debba anche partecipare a degli STAGE.

E' importante sottolineare che lo STAGE, non è obbligatorio, sia ben chiaro, però esiste un motivo per il quale fare uno stage è spesso molto più utile di tanti allenamenti.

Uno stage può essere della nostra stessa disciplina oppure di un'altra. Nel caso della disciplina che pratichiamo normalmente di solito possiamo essere attratti da vari fattori: l'argomento, magari un programma avanzato che ci piacerebbe conoscere oppure solo perfezionamento, il fatto di praticare la nostra disciplina con altri praticanti che non sono i soliti che troviamo in palestra.

Lo stage con un'altra disciplina ovviamente di solito ci attrae per il fatto di conoscere qualcosa di diverso da ciò che pratichiamo normalmente così da non poter solo parlarne per sentito dire o per video visti sulla rete, ma perché davvero lo si è provato.

Una cosa fondamentale è l'affrontare l'allenamento con persone che non sono i nostri compagni di allenamento, anche se poi molti non lo fanno, ma preferiscono sempre allenarsi con qualcuno che già conoscono, ma in questo modo si perde una delle migliori occasioni per confrontarsi, capire ed imparare. Che sia uno stesso praticante di Kwoon - Dojo che arrivi da una disciplina differente, allenandosi con un praticante che non conosciamo apporterà comunque alla nostra pratica un qualcosa in più, e questo è uno dei fondamenti che un praticante iscritto ad uno stage dovrebbe apprendere.

Lo stage può dare estremi benefici alla nostra pratica, se vogliamo che la nostra pratica raccolga negli anni qualcosa di differente rispetto alla "normalità" di chi si allena lo stretto indispensabile. Negli anni, se si andrà avanti, questo cambierà la nostra visione di molte cose, e ci renderà più aperti mentalmente con un bagaglio tecnico più ampio.

Non crediamo che lo stage vada visto per forza con l'idea di tornare nel proprio Kwoon o Dojo e ricordarsi alla perfezione ciò che si è imparato in poche ore. Non crediamo possa essere questo il suo scopo, ma può avere molteplici scopi, tra cui l'arricchire il nostro bagaglio tecnico di insegnamenti diversi dai soliti che un giorno potranno tornarci in mente ed essere utili, aggiungere alla nostra pratica un qualcosa che abbiamo colto dal maestro che teneva il seminario, o addirittura far notare piccoli errori di pratica che fino a quel momento non ci eravamo resi conto di avere, oppure può essere visto come prova per se stessi di capire cosa riusciamo ad immagazzinare in 3, 4, 6 ore di stage di un programma a noi sconosciuto. Crediamo che un buon praticante, con anni di allenamento alle spalle possa differenziarsi anche in questo, non solo su quanto è bravo e capace nell'eseguire determinate tecniche, ma quanto riesce ad apprendere, ricordare e caricare nel proprio bagaglio tecnico dopo aver frequentato uno Stage.

Se avete il tempo da dedicare ad uno stage fatelo.

Ovvio, il programma deve richiamare la vostra attenzione, ma non per forza deve essere qualcosa che voi non conoscete, molte volte il miglior stage lo farete su una parte del programma che già avete appreso, perché è probabile abbiate l'occasione di impararlo meglio. Anche se lo stage è tenuto dal vostro stesso insegnante, ma è uno stage aperto a molte persone, cogliete l'occasione, perché il vostro insegnante potrebbe mostrare in quel momento un lato diverso da quello che è l'insegnamento in palestra e vi aprirà la mente.

Non esiste un limite di "anzianità" di pratica per poter frequentare uno Stage, il limite è solo mentale. Se uno pensa di non aver più o mai bisogno di altri insegnamenti, crediamo abbia terminato la propria carriera nelle arti marziali.

World Csamo-Ekta Federation